PARCO ARCHEOLOGICO DI VIA COLLATINA; UNA MERAVIGLIA DIMENTICATA

Roma non finisce mai di stupire.

Ovunque si vada, dal centro alla periferia, si possono ritrovare luoghi dove le tracce del suo passato sfidano prepotenti e silenziose la civiltà moderna e riescono ancora a toglierti il respiro e commuoverti.


Accanto al centro commerciale di Roma Est, zona Ponte di Nona, c’è un enorme parco all’interno del quale si trova un tratto dell’antica via Collatina, l’arteria che collegava Roma a Collatia, la Lunghezza di oggi.


Il parco è chiuso e molte aree attrezzate sono recintate e anch’esse chiuse al pubblico.
C’è un lago, un parco giochi, un anfiteatro, percorsi ginnici, una costruzione inutilizzabile, forse un punto ristoro con bagni.
Sarebbe una meraviglia se tutto ciò fosse fruibile.


Ci si può passeggiare, ma questo è tutto.
L’area giochi è stata vandalizzata, il lago è inaccessibile per la vegetazione spontanea che ne impedisce l’accesso alla riva, i cestini per l’immondizia sono pieni di rifiuti che nessuno raccoglie, i cartelli informativi sono privi di qualunque indicazione.


Una parte del parco è occupata da decine e decine di enormi e orrendi container che pare appartengano al teatro dell’opera.
Ma l’attrazione di questa area è l’antica via romana, perfettamente conservata, che si può percorrere a piedi.


È un’emozione unica.


Camminando sui suoi blocchi di basalto perfettamente levigati, si ha la sensazione di tornare indietro di 2000 anni.
Ti aspetti di veder sbucare un carro da dietro la curva, ti sembra di sentire parlottare in latino, immagini uomini e donne di epoche antiche che vanno e vengono, operai con attrezzi di lavoro che si recano ad ispezionare l’acquedotto dell’acqua Vergine.


È qualcosa di indescrivibile.
Volti, suoni, immagini di un epoca passata, persone che secoli e secoli fa hanno messo i piedi dove oggi li metti tu, persone che hanno reso grande Roma e l’hanno consegnata a quel futuro che oggi è il tuo presente.


Così, hai quasi paura di mettere un passo dopo l’altro, di calpestare quelle pietre grige che trasudano storia e bellezza, come se camminassi su un velo di cristallo, come avessi paura di rompere un incantesimo che ti lega indissolubilmente a tempi che sembrano rivivere nel tuo incedere incerto e rispettoso.
Questa strada, scoperta per caso, è un regalo prezioso.


La sua perfetta conservazione permette di capire l’abilità e l’ingegno degli antichi costruttori che furono capaci con le tecniche di allora di creare un incredibile sistema viario di circa 80.000 km.


Il parco, come detto, è oggi in abbandono.
È un vero peccato.
Pare ci siano intoppi burocratici, collaudi bloccati e chissà cos’altro.


La solita triste storia che racconta ancora una volta quanto poco teniamo alla nostra città e quanto poco valorizziamo i tesori che Roma ci regala e che tutto il mondo ci invidia.

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