STATO, DAMMI LE MASCHERINE


La Regione Lazio affida una fornitura di mascherine per un importo di 35,8 milioni di euro a una piccola ditta che vende lampadine, anticipa circa 11 milioni di euro e al posto delle mascherine riceve un calcio nel didietro.


Lo Stato rimedia una truffa del tutto simile per un appalto da 15,8 milioni di euro ad una società che come ragione sociale dichiara “coltivazione di fondi, allevamento di animali”.
Stante questi innegabili dati di fatto, uno qualche domanda se la fa, tipo: ma io, noi, da chi cavolo siamo governati?


No, perché se non si è in grado di condurre felicemente a termine una fornitura di mascherine tanto da essere presi per il culo da illustri sconosciuti, come si condurrà un paese fuori da un baratro senza fondo?


D’accordo, d’accordo, c’era l’urgenza, siamo di fronte a un’emergenza imprevedibile, bravo tu che stai a casa e sputi soluzioni dal tuo divano mentre guardi panza all’aria una serie di Netflix.
Vero, verissimo.


Però io lavoro in una struttura sanitaria, ho tanti operatori intorno, sfioro pazienti, interagiscono con tante persone.
Sapete, a me danno sei mascherine a settimana e se un sabato non lavoro, me ne arrivano cinque.
Tutto registrato, contato, documentato, firmato.


Se mi si rompe un laccetto della mascherina lo aggiusto con la cucitrice, se ci starnutisco dentro perché sono sotto cappa e non posso toglierla, me la tengo col mocciolo dentro per tutto il giorno, non posso permettermi di buttarla o cambiarla.


Non me ne danno un’altra.


Oggi mi comunicano che per la prossima settimana non ci saranno mascherine a norma per tutti. Dovremo usare anche quelle fake che non sono a norma CE, quelle scaricate dalle protezione civile, che proteggono un par de palle, tanto per dirla alla romana.


Metà di noi sarà protetto, metà no.


Si procederà ad una, sorta di selezione: chi ha più rapporti con pazienti usa quelle buone, chi ce ne ha di meno, usa le ciofeche.
E perché, chiedo io.


Semplice, mi rispondono, non ci stanno.
Ricevo però una buona notizia: guarda, domani ti diamo quella per martedì, poi si vedrà.


Si vedrà cosa? Mi chiedo.
Nessuna risposta.


È ovvio che mercoledì, se non avrò la mascherina a norma CE io tornerò a casa.
E non voglio regali da nessuno.
Sappiatelo.


Voglio uno Stato capace, serio, competente, non uno che faccia affari con un venditore di asparagi della Malesia o uno spacciatore di preservativi di caucciù delle isole Salomone.


Voglio uno stato che mi tuteli, mi coccoli, mi ami, non un che mi parli di imminente nuova primavera mentre decide a chi dare una mascherina e a chi dare un calcio in culo.


Perché se fai così, la mia nuova primavera, sarà allo Spallanzani.


E se queste truffe dovessero finire con un semplice “scusate, ci dispiace…. eh, la fretta….”, io mi incazzo davvero, non come adesso che scrivo anche se mi tremano le mani e ho la pressione a 200.


Si, caro Stato, io sono incazzato con te, ma tanto incazzato.
Sono 35 anni che sto nella sanità, sono 35 anni che mi incazzo.


Io vado in giro per l’Europa a ispezionare i laboratori di immunogenetica, quelli che lavorano sui trapianti, per intenderci, e decido chi ha i requisiti per operare e chi no.
Rappresento l’Italia, lo sai, Stato?
Rappresento Te.


Lo faccio bene, con coscienza.
E i meriti li prendi per primo tu, non io.
Rappresento Te che mi stai fregando con le mascherine e stai facendo con me quello che gli altri, quelli con cui “concludi” affari, fanno con te.


Ogni volta che torno da un’ispezione, io mi butterei nel Tevere.
Lo sai questo?
Lo farei perché vedo tutta la nostra piccolezza, i nostri problemi e perché mi vergogno dell’impietoso confronto nel quale noi, Italia, siamo sempre perdenti.
Eppure vado avanti, perché ci credo e non posso fare a meno di crederci.


Ma ora, dimmi, Stato: in cosa devo credere?
Perché mi devo affannare per trovare soluzioni al posto tuo? Perché? Perché?
Perché se tu non sei capace, devo esserlo io?
Dimmi, perché?


Allora ti dico che io per la prima volta nella mia vita, ho deciso di mollare, se tu non mi tutelerai.


Io mercoledì voglio le mascherine.


Non ci saranno?
Me ne vado e poi ti denuncio.


A te non fregherà nulla.


A me farà abbassare la pressione.

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